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domenica 2 marzo 2014

Egoismo, altruismo e amore "condizionato" (parte prima)



Può sembrarvi strano o assurdo, ma l'egoismo e l'altruismo sono la medesima cosa vista da punti di vista differenti. 
Permettetemi di mostrarvelo.

Esistono almeno due tipi (anzi tre) di egoismo.
Esistono in quanto è parte fondamentale della vita umana la ricerca del piacere e del benessere.
Siamo tutti impegnati nella ricerca del piacere in ogni aspetto della nostra vita: piacere intellettuale, piacere dei sensi, il piacere di vivere l'amore, il piacere di una maggiore conoscenza, il piacere di curare i mali del mondo, il piacere di una maggiore comprensione della vita e delle abilità della mente e, naturalmente, il piacere estremo, supremo; cioè "avere" Dio.

Comprendere ed accettare il piacere non vuol dire negarlo o condannarlo. Non è nè giusto nè sbagliato, perchè il piacere è la struttura stessa della società; così che raggiungerlo, nutrirlo e mantenerlo sin dalla nascita è una necessità fondamentale della vita e senza di esso l'esistenza diventerebbe ottusa, solitaria e priva di significato.
Ma se lo ricerchiamo facciamolo con gli occhi aperti, sapendo che una mente che cerca il piacere inevitabilmente incontra anche il suo opposto, la sua ombra: il dolore.

Così, la nostra vita è guidata da due istanze (o istinti, o direttive) legate al piacere e al suo opposto:
1) Andare "verso" il piacere;
2) Andare "via dal" dolore;

Possiamo dire che tutto ciò che facciamo per "andare verso" il piacere o per "andare via dal" dolore, è fondamentalmente un atto di "egoismo psicologico", in cui gli esseri umani sono costantemente motivati dai propri interessi, ovvero dalla convenienza personale. 
Anche in quelle azioni e comportamenti che si mostrano come atti di altruismo.

Capisco che è difficile credere che ci sono state occasioni in cui non siete stati "genuini" (in assenza di condizioni o secondi fini) nell'essere affettuosi nei confronti di qualcun'altro, ma riflettete su questo: anche la carità è, in ultima analisi, interesse personale mascherato da altruismo....

Se diventa chiaro come, in ogni manifestazione dei miei migliori sentimenti/emozioni, la direttiva che seguo è quella di andare verso il piacere ed evitare il più possibile il dolore, possiamo distinguere l
e tre forme di egoismo in quest'ordine:

1) mi concedo (di fare del bene/amare) per il piacere di compiacermi;
2) mi concedo (di fare del bene/amare) per il piacere di compiacere gli altri;
3) mi concedo (di fare del bene/amare) per fuggire il dolore o il senso di colpa o la paura.

La prima forma di egoismo (definito "egocentrismo") appare evidente agli occhi di tutti, perchè è quella che comunemente giudichiamo negativa e critichiamo nelle azioni degli altri. E' tipica di quelle persone, di quegli atti e di quei comportamenti messi in atto per raggiungere il proprio benessere a discapito di quello dell'altro.

La seconda forma di egoismo è meno evidente. E' nascosta. Ed è la più pericolosa perchè è quella forma "raffinata" di egoismo nel quale comunemente ci sentiamo davvero eccezionali. Quella forma in cui le azioni che compio e i comportamenti che metto in pratica  nutrono il mio ego e mi rendono orgoglioso di ciò che faccio/che sono. Mi fanno sentire grande ed eccezionale, anche se sarebbe più corretto affermare che mi definiscono come una "persona normalmente egoistica ma con gusti più raffinati".
Questa è spesso quella forma che - InconsapevolMente ed AutomaticaMente - definiamo altruismo o carità (o peggio: "amore...). 

Anthony De Mello , nel libro "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo", cita il caso di una signora:
<< Lei vive da sola, va in parrocchia, e dedica agli altri parecchie ore del suo tempo. Però ammette anche che in realtà lo fa per egoismo - lei ha bisogno di essere utile - e sa anche che ha bisogno di essere utile in modo tale da sentire di dare un piccolo contributo al mondo. Ma afferma anche che, poiché gli altri hanno bisogno di lei, si tratta di uno scambio bidirezionale. La signora dice: «Io do qualcosa, e ricevo qualcosa». 
Ha ragione. Io vado là per aiutare, do qualcosa, ricevo qualcosa. É splendido. É vero. É reale. Ma questa non è carità, è "interesse personale illuminato".>>

Questo esempio dimostra che le nostre azioni (compresa carità, altruismo ed amore) sono atti "condizionati".  Azioni e comportamenti che sono la "conditio sine qua nonper raggiungere il piacere (dove conditio sine qua non significa letteralmente "condizione senza la quale non si può verificare in evento").
Mi spiego meglio: compiere determinate azioni o avere determinati comportamenti è la condizione necessaria senza la quale non potrei "compiacermi" nè raggiungere il " piacere". In quest'esempio, le azioni e i comportamenti sono strumentali - sono cioè lo strumento per raggiungere un fine. E il fine, la finalità o l'obiettivo (quale che sia il termine che è a voi più confacente) è il piacere/compiacersi. 

Così, anche nelle azioni che appaiono meno "egoistici" e più altruistiche, quello che faccio e come mi comporto è effettivamente la condizione senza la quale non sto bene, senza la quale non raggiungo del piacere e non posso compiacermi.
Ecco perchè definisco queste azioni e comportamenti - che siano carità, altruismo o amore - come atti "condizionati".


Quando si fa qualcosa in nome dell'Amore di Cristo, quello è egoismo? E' un'azione strumentale e condizionata? 
Si.
Quando si fa qualcosa per l'amore di qualcuno, quello è egoismo? E' un'azione strumentale e condizionata? 
Si.
Quando si fa qualcosa per l'amore di qualcuno, è sempre nel nostro interesse? E' sempre e comunque un'azione strumentale e condizionata? 
Si.

Attenzione, non voglio qui affermare che non esiste la motivazione pura, incondizionata, diretta verso carità, altruismo e amore. Dico solo che, normalmente, tutto quello che facciamo è nel nostro interesse. E persegue il piacere e il compiacersi. E nutre l'ego.
Ma di questo non ce ne rendiamo conto. 
Non ne siamo consapevoli perchè lo facciamo inconsapevolmente e MeccanicaMente...

... Riflettici su, senza giudicare o criticare, in attesa di leggere la seconda parte ;) 


martedì 25 febbraio 2014

Il vagito dell'igienista mentale (il primo post)



La salute è definita dall'OMS come "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale".
Così, per essere in perfetta salute, bisogna sentirsi in condizioni gratificanti in tutte e tre le componenti notando l'importanza dell'integrazione tra:

  1. la funzionalità ottimale del fisico,
  2. la funzionalità ottimale della psiche,
  3. l'armonioso vivere degli individui nell'ambiente naturale e sociale,
Per salute psichica si intende un benessere psicologico globale che domina e regola il nostro comportamento.
In esso vanno inclusi sia la gioia di vivere che la spinta al soddisfacimento del piacere che l'interesse per la creatività e/o la realizzazione delle proprie "potenzialità"
Di conseguenza la tutela della salute (da secoli in mano alle Corporazioni Mediche, ed oggi anche in quelle delle Assicurazioni, delle Lobby Farmaceutiche eccetera) non può più essere definita soltanto come lotta contro le malattia fisiche o psichiche, ma va intesa piuttosto come

una continua ricerca dell'integrazione di un corpo ed una mente sana con una società ed un ambiente sano. 
 

Se in generale possiamo affermare che la medicina tende alla promozione della salute fisica, così l'igiene mentale ha come finalità la promozione della salute psichica. Cioè tenerci lontani dalla pazzia! :)

L'igiene mentale si occupa - come la psichiatria - dei "disturbi psichici", ma piuttosto che etichettarli ed ingabbiarli con una "diagnosi", li osserva, li studia e li misura nell'ottica privilegiata della prevenzione.
In questo senso può proporre e mettere in pratica interventi risolutivi mediante l'apporto di tante altre discipline scientifiche, quali, ad esempio, la psicologia, la sociologia, la religione, la quantistica, la bioenergetica, la Programmazione Neurolinguistica, eccetera.


La mente umana e l'ambiente in cui viviamo è talmente complesso che è impossibile fare prevenzione primaria (cioè l'eliminazione dei fattori che possano provocare o favorire l'insorgenza dei disturbi psichici). In questo senso la prevenzione tramite l'educazione dei singli e delle masse è lo strumento principe ed indispensabile, di gran lunga più utile della "correzzione" farmacologica di un problema....

 
 "Uno dei primi compiti del medico è educare le masse, non prescrivere medicine" (William Osler, considerato il padre della Medicina Moderna)




Nel processo di igiene mentale, il Vostro affezionato Igienista Mentale (cioè io) si appresta così a proporre di vedere le cose in maniera diversa, suggerisce punti di vista multidiscipinari, ristrutturare le credenze e ciò che crediamo vero, mostrando le cose sotto una luce diversa.

Auguro a tutti voi che mi seguite un buon viaggio e una buona vita in piena "salute mentale" ;)