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lunedì 10 marzo 2014

Egoismo, altruismo e amore "condizionato" (parte seconda)




Nel precedente articolo ho sostenuto che tutto quello che facciamo lo facciamo per egoismo (raffinato o meno che sia).

Tra tutte, la peggior forma di egoismo è il sentirsi obbligati a fare qualcosa di buono per fuggire il dolore o il senso di colpa o la paura.

Ma paradossalmente, fare del bene in queste situazioni non ci fa sentire bene, tutt'altro! Infatti, se da un lato si compiono sacrifici in nome dell'amore, dall'altro ci lamentiamo che questi sacrifici ci fanno soffrire.
Ecco il peggior esempio di carità: amare e fare del bene per evitare (o "anestetizzare") il senso di colpa....

Ad essere totalmente sinceri a noi piace dimostrare di essere più forti degli altri, fino al punto di ferirli gli altri... E tutti siamo in qualche modo attratti dal sangue e ci piace vedere spettacoli dove uomini feriscono altri uomini, ma....
MA .... 

.... non ci piace sapere e o vedere che siamo noi a far male; cioè, non ci piace perchè se siamo consapevoli del male che abbiamo fatto ne usciamo feriti doppiamente.
Mi spiego: se sono colpevole di fare del male a qualcuno, avverto il senso di colpa che mi opprime, e in più gli altri pensano male di me e smetteno di apprezzarmi. Sconfitto due volte...

Ma com'è possibile? Qual'è la leva motivazionale in questo caso? Che cosa mi obbliga ad agire così?
Perchè, ad essere sinceri, non sono "proprio io" ad essere ferito....
Qui è l'EGO che viene ferito (di questo parleremo nei prossimi post), cosi che tra l'essere ferito e il senso di colpa l'EGO impone di scegliere il "minore dei mali": amare e fare del bene NON PER INDOLE BENEFICA o PER IL BENE DELL'UMANITA' ma per mero egoismo e con finalità precisa: anestetizzare il dolore e il senso di colpa.

Non ci credete ancora?
Un esempio lampante è la pubblicità di una ONLUS trasmessa in questi giorni sulle
reti televisive nazionali.
Una voce calda e premurosa mostra le immagini di un bimbo africano, il viso emaciato e coperto da crosticine e mosche, il torace scheletrico e la pancia gonfia (non "piena", ma gonfia...) e come ciliegina sulla torta ve lo mostrano mentre piange... 
Queste scene strazianti vengono volutamente mostrate in orari in cui o siete a tavola a mangiare o avete già finito e siete stravaccati sul divano a pancia piena (...E gonfia). In una situazione così non potete non sentirvi in colpa, a causa di ciò che SAPETE "avere" più di lui.
Ed ecco che l'ONLUS si propone come mediatore con l'EGO, e vi lancia un salvagente: un
magico numero verde e una piccola cifra in euro che, con modestissimo sforzo da parte vostra, anestetizza il senso di colpa.
Adesso, ma ci importa sapere chi è l'ONLUS? E ci interessa davvero sapere che fine fa il bimbo o che strada seguono i nostri soldi? Sia che i soldi vengano usati per comprare prodotti Nestlè, per le dosi di vaccino prodotte da Bill Gates e dall'Industria dei Farmaci, piuttosto che usati per riempire la tasche di burocrati o politici corrotti ... quello che veramente ci interessa è fondamentalmente ANESTETIZZARE IL SENSO DI COLPA...

Ora che ci riflettete, vi viene in mente qualcos'altro? 
In quante tragedie nazionali e internazionali i TG e vari altri programmi televisivi si propongono come mediatori tra il nostro EGO e il senso di colpa? Quanti numeri verdi? Quante "donazioni minime"? Quanta solidarietà evocata per supportare, per esempio, la ricerca scientifica su malattie rare?
... Quanta elemosina e quanta carità fatta per un motivo completamente diverso da quello che credevamo, vero...?


Non siete ancora completamene convinti?
Ecco un'altro esempio. 

Vi trovate ad un angolo di strada. Oppure siete al semaforo in attesa che scatti il verde. Il mendicante di turno vi approccia con cartelli con su scritto "Muoio di fame" o "Sono ammalato" o "Devo sfamare i miei 5 figli" oppure "Ho un debito con De Benedetti da 750 milioni" ... 
Magari zoppica vistosamente e si appoggia a delle stampelle, o è anziano. Così, la reazione immediata è andare alla ricerca di qualche spicciolo, se già non li avete a portata di mano. 
Bravi! Che previdenti che siete :)
Ma la vostra "pronta e spontanea reazione" (tutt'altro che spontanea...) funziona con il primo e il secondo; magari anche con il terzo di fila che incontrate. Ma alla vista dell'ennesimo mendicante e dell'ennesimo cartello è naturale sbuffare stufati: <<Ecchecavolo! Ma tutti a me oggi devono capitare???>>. 


Sono daccordo con voi. E' la ricetta perfetta per rovinare un bel gesto di carità...
E Si. Sono nuovamente daccordo con voi: non è un bel modo di svegliarsi....

Ma il primo passo verso il "risveglio" è proprio rendersi conto che NON E' piacevole. E poi, essere sinceri con noi stessi su un fatto innegabile: dormire e sognare è sicuramente più facile che svegliarsi. Così che vivere l'illusione di avere una scelta è molto meno doloroso per l'EGO che affrontare la verità; la verità sul fatto che noi non agiamo, ma "reagiamo"!  
 
Questa è la triste verità del sonno e della programmazione, perchè quando reagiamo siamo di fatto privati della possibilità di operare una scelta.


“Io sono un asino, tu sei un asino. Qual'è il problema?”
Mi sembra quasi di sentire i vostri pensieri, come un veggente che legge su una sfera di cristallo. Pensieri e riflessioni su quello che leggete ( non vi ha ancora risvegliato?)
Vi sembra tutto ridicolo o impossibile? Lo comprendo: è una reazione umana e fisiologica, studiata e confermata a livello filosofico, umanistico e scientifico.
Schopenhauer dimostra come ogni "verità" (o "convinzione")  attraversi 3 fasi:  
1) all'inizio si ridicolizza;
2) poi ci si oppone violentemente;
3) infine la si accetta per ovvia...

Riflettete su quanto leggete!
Sicuramente vi è già capitato nel passato. C'è già stato qualcosa, un tempo, che vi sembrava impossibile? Che avete ridicolizzato? O a cui vi siete inizialmente opposti per poi... 
...accettarlo nel vostro sistema di convinzioni?

Perchè se già lo avete vissuto, e se queste affermazioni sono vere, e se ciò che scrivo è vero, significa che tutto ciò che fate ed avete fatto per gli altri NEL NOME DELL'AMORE perseguiva DA SEMPRE l'interesse personale. 

ADESSO STOP! 
Fermati un istante.

Che sensazione ti da pensare a tutte le buone azioni che hai fatto, alla luce
di questa nuova  interpretazione terribilmente rivoluzionaria
Come ti senti adesso per tutto l'affetto e amore che credevi di aver profuso? 

Ecco... questa sensazione fastidiosa che senti... quasi dolorosa... è il motivo per cui adesso comprendi  perchè l'EGO si oppone violentemente. E perchè trova più appropriato e spontaneo (si fa per dire...) ridicolizzare certe idee piuttosto che confrontarsi con esse.
Perchè non è piacevole svegliarsi.
Anzi, lo ripeto: il primo passo in assoluto verso il "risveglio" è rendersi conto che NON E' piacevole.  La forza che serve il risveglio è tutta qui. 

Facci solo caso, e mentre lo fai, evita di criticarti o di giudicarti.
Nelle nostre reazioni EGOiche, "programmate", non siamo diversi da qualsiasi altro membro della razza umana. Ne migliori ne peggiori. Siamo uguali a tutti quanti, siamo allo stesso livello. Nella stessa barca e nella stessa "melma".
 

Il giudizio e la critica, così come il senso di colpa, smettono di avere un senso quando siamo tutti nella stessa me....lma :)

... Riflettici su, senza giudicare o criticare, in attesa di leggere la terza parte ;) 

domenica 2 marzo 2014

Egoismo, altruismo e amore "condizionato" (parte prima)



Può sembrarvi strano o assurdo, ma l'egoismo e l'altruismo sono la medesima cosa vista da punti di vista differenti. 
Permettetemi di mostrarvelo.

Esistono almeno due tipi (anzi tre) di egoismo.
Esistono in quanto è parte fondamentale della vita umana la ricerca del piacere e del benessere.
Siamo tutti impegnati nella ricerca del piacere in ogni aspetto della nostra vita: piacere intellettuale, piacere dei sensi, il piacere di vivere l'amore, il piacere di una maggiore conoscenza, il piacere di curare i mali del mondo, il piacere di una maggiore comprensione della vita e delle abilità della mente e, naturalmente, il piacere estremo, supremo; cioè "avere" Dio.

Comprendere ed accettare il piacere non vuol dire negarlo o condannarlo. Non è nè giusto nè sbagliato, perchè il piacere è la struttura stessa della società; così che raggiungerlo, nutrirlo e mantenerlo sin dalla nascita è una necessità fondamentale della vita e senza di esso l'esistenza diventerebbe ottusa, solitaria e priva di significato.
Ma se lo ricerchiamo facciamolo con gli occhi aperti, sapendo che una mente che cerca il piacere inevitabilmente incontra anche il suo opposto, la sua ombra: il dolore.

Così, la nostra vita è guidata da due istanze (o istinti, o direttive) legate al piacere e al suo opposto:
1) Andare "verso" il piacere;
2) Andare "via dal" dolore;

Possiamo dire che tutto ciò che facciamo per "andare verso" il piacere o per "andare via dal" dolore, è fondamentalmente un atto di "egoismo psicologico", in cui gli esseri umani sono costantemente motivati dai propri interessi, ovvero dalla convenienza personale. 
Anche in quelle azioni e comportamenti che si mostrano come atti di altruismo.

Capisco che è difficile credere che ci sono state occasioni in cui non siete stati "genuini" (in assenza di condizioni o secondi fini) nell'essere affettuosi nei confronti di qualcun'altro, ma riflettete su questo: anche la carità è, in ultima analisi, interesse personale mascherato da altruismo....

Se diventa chiaro come, in ogni manifestazione dei miei migliori sentimenti/emozioni, la direttiva che seguo è quella di andare verso il piacere ed evitare il più possibile il dolore, possiamo distinguere l
e tre forme di egoismo in quest'ordine:

1) mi concedo (di fare del bene/amare) per il piacere di compiacermi;
2) mi concedo (di fare del bene/amare) per il piacere di compiacere gli altri;
3) mi concedo (di fare del bene/amare) per fuggire il dolore o il senso di colpa o la paura.

La prima forma di egoismo (definito "egocentrismo") appare evidente agli occhi di tutti, perchè è quella che comunemente giudichiamo negativa e critichiamo nelle azioni degli altri. E' tipica di quelle persone, di quegli atti e di quei comportamenti messi in atto per raggiungere il proprio benessere a discapito di quello dell'altro.

La seconda forma di egoismo è meno evidente. E' nascosta. Ed è la più pericolosa perchè è quella forma "raffinata" di egoismo nel quale comunemente ci sentiamo davvero eccezionali. Quella forma in cui le azioni che compio e i comportamenti che metto in pratica  nutrono il mio ego e mi rendono orgoglioso di ciò che faccio/che sono. Mi fanno sentire grande ed eccezionale, anche se sarebbe più corretto affermare che mi definiscono come una "persona normalmente egoistica ma con gusti più raffinati".
Questa è spesso quella forma che - InconsapevolMente ed AutomaticaMente - definiamo altruismo o carità (o peggio: "amore...). 

Anthony De Mello , nel libro "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo", cita il caso di una signora:
<< Lei vive da sola, va in parrocchia, e dedica agli altri parecchie ore del suo tempo. Però ammette anche che in realtà lo fa per egoismo - lei ha bisogno di essere utile - e sa anche che ha bisogno di essere utile in modo tale da sentire di dare un piccolo contributo al mondo. Ma afferma anche che, poiché gli altri hanno bisogno di lei, si tratta di uno scambio bidirezionale. La signora dice: «Io do qualcosa, e ricevo qualcosa». 
Ha ragione. Io vado là per aiutare, do qualcosa, ricevo qualcosa. É splendido. É vero. É reale. Ma questa non è carità, è "interesse personale illuminato".>>

Questo esempio dimostra che le nostre azioni (compresa carità, altruismo ed amore) sono atti "condizionati".  Azioni e comportamenti che sono la "conditio sine qua nonper raggiungere il piacere (dove conditio sine qua non significa letteralmente "condizione senza la quale non si può verificare in evento").
Mi spiego meglio: compiere determinate azioni o avere determinati comportamenti è la condizione necessaria senza la quale non potrei "compiacermi" nè raggiungere il " piacere". In quest'esempio, le azioni e i comportamenti sono strumentali - sono cioè lo strumento per raggiungere un fine. E il fine, la finalità o l'obiettivo (quale che sia il termine che è a voi più confacente) è il piacere/compiacersi. 

Così, anche nelle azioni che appaiono meno "egoistici" e più altruistiche, quello che faccio e come mi comporto è effettivamente la condizione senza la quale non sto bene, senza la quale non raggiungo del piacere e non posso compiacermi.
Ecco perchè definisco queste azioni e comportamenti - che siano carità, altruismo o amore - come atti "condizionati".


Quando si fa qualcosa in nome dell'Amore di Cristo, quello è egoismo? E' un'azione strumentale e condizionata? 
Si.
Quando si fa qualcosa per l'amore di qualcuno, quello è egoismo? E' un'azione strumentale e condizionata? 
Si.
Quando si fa qualcosa per l'amore di qualcuno, è sempre nel nostro interesse? E' sempre e comunque un'azione strumentale e condizionata? 
Si.

Attenzione, non voglio qui affermare che non esiste la motivazione pura, incondizionata, diretta verso carità, altruismo e amore. Dico solo che, normalmente, tutto quello che facciamo è nel nostro interesse. E persegue il piacere e il compiacersi. E nutre l'ego.
Ma di questo non ce ne rendiamo conto. 
Non ne siamo consapevoli perchè lo facciamo inconsapevolmente e MeccanicaMente...

... Riflettici su, senza giudicare o criticare, in attesa di leggere la seconda parte ;)